domenica 28 luglio 2013

Edmond Dantés

Edmond Dantés é un uomo dai mille volti, possiede numerose personalitá che usa nelle piú diverse situazioni. Ma chi é, davvero? Piú si va avanti con la lettura, meno ci si ricorda di chi in realtá egli sia - cosí radicale é la sua trasformazione durante la vicenda - come puó tener testa a tutti i personaggi cui ha dato vita? E cosa dice su di lui il fatto di riuscire a cambiare cosí spesso volto?


Il Disperato, di Gustave Courbet

 

Il giovane Edmond

Il giorno della sua promessa di fidanzamento, Edmond dice a Caderousse:

Ed e precisamente questo che mi spaventa: mi sembra che l´uomo non sia fatto per essere cosí facilmente felice. La felicità è come quei palazzi dell´isole incantate, le porte dei quali sono guardate dai Draghi; bisogna combattere per acquistarli ed io per dir la verità non so con qual merito mi abbia la felicità di essere marito a Mercedès
Il giovande Edmond solitamente non fa riflessioni come queste. É innocente e ingenuo, forse non come suo padre, ma sono molto simili. Ogni volta racconti a qualcuno - a Villefort o Faria - che non riesce ad immaginarsi perché qualcuno possa avercela con lui, mostra il suo lato piú innocente, la sua ignoranza sulla natura umana. Questo dialogo che ha con Faria ne é un esempio interessante:
"Se voi volete scoprire il colpevole, cercate prima colui al quale può essere utile il delitto. La vostra sparizione a chi poteva essere utile?"
"A nessuno, mio Dio! Ero così poca cosa."

Faria prosegue puntualizzando che, nello schema delle cose, nessuno é insignificante, e prima che si possa dire ´vendetta´ Edmond realizza come é finito in prigione.
 Questa presa di coscienza della situazione segna l´inizio della trasformazione di Edmond nel Conte; anche prima di ottenere il titolo, il tesoro e i mezzi, prova una grande sete di vendetta, resa piú insopportabile dall´aver individuato i cospiratori. Come dice l´abate Faria - che ha quasi sempre ragione su tutto - "Vi ho inoculato nel cuore un sentimento che prima non c'era: la vendetta". É questo desiderio che dá al giovane la determinazione necessaria ad evadere e a trovare il tesoro. É quello che si puó dire il concepimento del Conte di Montecristo.

 

Il Conte di Montecristo

 Da dove iniziare? Mah, forse con una lista degli alter ego. Edmond assume come nuova personalitá principale quella del Conte di Montecristo, titolo registrato presso le autoritá italiane. Poi ci sono Simbad il marinaio, il signor Clerck della Thomson and French, l´abate Busoni, Lord Wilmore e M. Zaccone. A volte riesce a passare da una personalitá all´altra con una velocitá impressionante, con una capacitá ai limiti del possibile. I nomi che assume sono a volte inventati, altre invece ispirati a personaggi davvero esistiti; tutti sono peró maschere, miraggi atti a confondere gli altri entro i suoi schemi di vendetta, ad allontanarli dalla sua vera identitá. Ci sono cosí tante sfaccettature nella personalitá di Edmond e cosí tante parti del suo piano che sembra davvero impossibile non perdercisi dentro: come la storia del telegrafo o quando ha tirato fuori pesce esotico da cisterne d´acqua. Un gran numero di aneddotti, che possono peró confondere all´interno dell´intricata ragnatela vendicativa.
  Si deve cercare di guardare ai caratteri generali - provare, perché riuscirci é davvero difficile. Il piano stesso, distinto dal suo architetto, é un incredibile contorcimento ricco di strane spirali e svolte. Partiremo con la nostra riflessione guardando ad alcuni brani del romanzo , per vedere i modi in cui Edmond é visto dagli altri personaggi o da lui stesso. Per primo, una piccola analisi di Albert de Morcerf:

" 'Eh! padre mio - disse Albert con un sorriso - si vede che non conoscete il signor conte di Montecristo. Le sue soddisfazioni non sono di questo mondo, non aspira agli onori, si procura soltanto quelli che possono servire su un passaporto'.
'Ecco la cosa piú giusta sul mio conto che abbia mai sentito' rispose lo straniero."

Montecristo stesso ci assicura che é una buona descrizione, ma abbiamo ora il compito di indovinare perché. Non si compra una carica istituzionale, ma solo un titolo: si chiama Conte di Montecristo perché gli interessa assicurarsi un ruolo credibile e confortante per le persone cui si presenta, come fa quando attribuisce a Benedetto la falsa dipendenza. Gira gli affari a suo favore; lui ha tutto quanto la gente possa volere, ma non usa le sue risorse "per le cose di questo mondo". Il Conte ha fini piú alti, eterei, qualcosa di impagabile e inqualificabile. É costantemente in viaggio, continua a darsi da fare perché ogni cosa prenda il suo posto all´interno del suo piano di vendetta.
 Passiamo ora dalla frase di Albert ad una riflessione dello stesso Edmond, seguendo quest´aspetto etereo, che compone la grande tela di Edmond. Egli dice a Mercedes:

"Supponete che il Signore supremo, dopo aver creato il mondo, dopo aver fertilizzato il caos, si fosse fermato al terzo giorno della creazione per risparmiare a un angelo le lacrime che i nostri crimini avrebbero fatto sgorgare un giorno dai suoi occhi immortali; supponete che dopo aver preparato tutto, plasmato tutto, fecondato tutto, al momento di ammirare la sua opera Dio avesse spento il Sole e risospinto con il piede il mondo nella notte eterna; allora avreste un´idea, o piuttosto no, non potreste ancora farvi un´idea, di ció che perdo, perdendo la vita in questo momento."

Alla fine delle sue fatiche, Edmond ha sviluppato un serio complesso del dio. Si é costruito un´idea di se stesso che non puó figurarsi se non in termini grandiosi e appariscenti. Attraverso il libro, parla di sé come di un messaggero divino, ma alla fine agisce come se lui stesso fosse Dio, come se la vendetta fosse la sua personale Creazione. Ma quando realizza di essere piú un distruttore che un creatore, piú un omicida che un salvatore; con la morte dell´innocente Edward, il mondo si sgretola sotto i suoi occhi.
Tirando le somme, si puó considerare un po´ piú chiaro il mistero sulla vera identitá di Edmond. Se conoscete la Genesi, probabilmente saprete che Dio ha creato Adamo a sua immagine e somiglianza. Se ci si pensa, il piano di Edmond é atto alla cancellazione di questa idea, la sua missione termina con l´abbandono di ogni maschera e alter ego dietro cui nascondere se stesso. Proprio quando smette di velare la sua natura piú umana, quando ritorna ad essere il giovane Edmond, allora la sua missione é davvero finita.