lunedì 4 agosto 2014

Marsiglia - L'arrivo (I)

Ecco l'incipit della nostra versione. Ovviamente siamo aperti a consigli e critiche. Dateci una mano!

Il 24 Febbraio 1815 la vedetta di Notre Dame de la Garde segnalò la nave Pharaon proveniente da Smirne, Trieste e Napoli. Come accadeva di solito un pilota costiere partì immediatamente dal porto, passò vicino al castello d'If e abbordò la nave fra il capo di Morgiou e l'isola di Rion. Inoltre, sempre al solito, i curiosi si erano affollati sulla piattaforma del forte di Saint Jean, poichè a Marsiglia l'arrivo di un bastimento è affare di molta importanza, specialmente quando si tratta di un bastimento costruito, armato e confezionato sui cantieri della vecchia Phocée e di proprietà di un armatore della città. Tale appunto era il Pharaon.

La nave intanto avanzava: aveva felicemente attraversato lo stretto che si dice essere stato aperto da qualche scossa vulcanica tra l'isola di Calasareignie e l'isola di Faros, aveva oltrepassato Pomegue e procedeva sospinto dalle tre gabbie, il grande fiocco e la randa, ma in modo così lento e triste che gli spettatori si chiedevano, avvertendo l'aria di disgrazia, quale accidente potesse mai essere successo a bordo. Le persone dell'arte comprendevano però bene che, se mai fosse successo qualcosa di sinistro, non poteva essere relativo alla nave, che si mostrava in grado di muoversi molto bene, anche se lentamente. L'ancora era pronta ad essere calata, le vele di prua sganciate e, vicino al pilota che si preparava per dirigere il Pharaon nella sua difficile entrata nel porto di Marsiglia, c'era un giovane in forze che sorvegliava attentamente i movimenti della nave e ripeteva tutti gli ordini del pilota.

L'incertezza piena d'ansia nella quale erano sospesi gli spettatori riuniti sulla spianata di Saint Jean aveva preoccupato in modo particolare uno di loro, che non potendo attendere l'entrata del bastimento nel porto si gettò su una piccola barca, fece vogare verso il Pharaon e attraccò in una piccola insenatura detta Réserve.

Vedendo giungere quell'uomo, il giovane marinaio abbandonò il posto vicino al pilota e andò con il cappello in mano ad appoggiarsi al parapetto della nave. Egli era un giovanotto di circa vent'anni, alto in statura, snello, con due profondi occhi neri e capelli del colore dell'ebano. Tutta la sua persona esprimeva quell'aria di tranquillità e di risolutezza propria degli uomini abituati a vivere sin dall'infanzia in lotta con il pericolo.

<<Ah, siete voi, Dantès! - esclamò l'uomo sulla barca - cos'è successo, perché quest'atmosfera triste a bordo? >>
<<Una grande disgrazia, signor Morrel - rispose quel giovane - una grande disgrazia, specialmente per me. All'altezza di Civitavecchia abbiamo perduto il buon capitano Leclère.>>
<<E il carico?>> chiese con vivacità l'armatore.
<<Sano e salvo, signor Morrel, e riguardo a questo credo sarete contento. Ma il povero capitano Leclère...>>
<<Che cosa gli è dunque succeduto? - riprese l'armatore, visibilmente più tranquillo - che cosa è successo a questo bravo capitano?>>
<<È morto...>>
<<È caduto in mare?>>
<<No, signore, è morto di una febbre cerebrale in mezzo a terribili spasmi.>>
Poi, volgendosi all'equipaggio:
<<Olà! Ehi, ognuno al suo posto per l'ancoraggio!>>

L'equipaggio obbedì e in un istante gli otto o dieci uomini che lo costituivano si slanciarono, chi alle gomene, chi alle marre, chi alle drizze, chi ai fiocchi e chi a sistemare le vele.
Il giovane marinaio controllò con un'occhiata quasi indifferente l'inizio delle manovre e, dato che i suoi ordini erano stati recepiti, tornò al suo interlocutore.

<<Raccontatemi dunque i particolari di questa disgrazia.>> continuò l'armatore riprendendo la conversazione dove il marinaio l'aveva interrotta.
<<Buon dio, signore, è successo tutto all'improvviso. Dopo un lungo colloquio con il comandante del porto, il capitano Leclère lasciò Napoli molto agitato. In ventiquattr'ore lo assalì la febbre; tre giorni dopo era morto. Ci siamo occupati dei funerali ordinari ed egli riposa ora avvolto in un'amaca all'altezza del Giglio, con una palla da trentasei ai piedi e una alla testa. Portiamo alla vedova la sua croce d'onore e all'erede la sua spada. - e, continuando con un malinconico sorriso, aggiunse - Valeva proprio la pena di far la guerra agli Inglesi per dieci anni ininterrotti per poi morire così, come chiunque altro, nel proprio letto!>>
<<Diavolo! Che fare, signor Edmond - riprese l'armatore, che appariva sempre più rilassato - siamo tutti mortali ed è necessario che i vecchi facciano posto ai giovani, altrimenti non ci sarebbero avanzamenti. E dato che voi mi assicurate che il carico...>>
<<È in buonissimo stato, signor Morrel, lo garantisco. Questo è un carico che vi consiglio di non vendere per meno di venticinquemila franchi.>>
Quindi, poiché la nave aveva passato la torre rotonda:
<<Attenti a caricare le vele di gabbia, il fiocco e la brigantina! - gridò il marinaio - gettate l'ancora!>> L'ordine fu eseguito con la prontezza di un ordine di guerra.
<<Ammaina e carica tutto!>>
A quest'ultimo ordine le vele furono calate e la nave perseguì per inerzia nel suo moto.



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