lunedì 20 aprile 2015

Il pranzo di fidanzamento (II)

La seconda parte. Come annunciato, le parole all'aria di Danglars....

Questa risposta provocò una nuova esplosione di gioia e di evviva.
«E quindi quello che crediamo essere un pranzo di fidanzamento – disse Danglars – è in realtà un pranzo di nozze?»
«No – disse Dantès – state tranquilli, non ci perdete nulla. Domani mattina parto per Parigi; cinque giorni per andare e cinque per tornare, un giorno per eseguire coscienziosamente la commissione di cui sono stato incaricato, e il 12 marzo sarò di ritorno. Il 12 marzo, quindi, ci sarà il vero pranzo di nozze»
La prospettiva di un nuovo festino raddoppiò la felicità generale, al punto che papà Dantès, che all’inizio del pranzo si lamentava del silenzio, ora, in mezzo alla conversazione generale, tentava inutilmente di far udire il suo augurio di prosperità ai futuri sposi. Dantès indovinò il pensiero di suo padre e ringraziò con un sorriso pieno d’amore. Mercedes guardò l’orologio della sala e fece un piccolo segno a Edmond. Regnava nella sala, intorno al tavolo, quell’allegria rumorosa tipica della fine dei pranzi della gente di bassa condizione. Chi era poco soddisfatto del suo posto si era alzato da tavola e aveva cercato altri vicini. Tutti si parlavano uno sopra l’altro, e nessuno si preoccupava di rispondere a chi gli faceva domande.
Il pallore di Fernand era passato identico alle guance di Danglars; e il primo sembrava ormai senza vita, un dannato in un lago di fuoco. Si era alzato tra i primi e camminava per tutta la sala, cercando di isolare i suoi orecchi dal rumore delle canzoni e dal cozzare dei bicchieri. Caderousse gli si avvicinò nel momento in cui Danglars, del quale sembrava voler evitare la compagnia, lo raggiungeva in un angolo della sala.
«In verità – disse Caderousse, a cui soprattutto il buon vino di papà Pamphile aveva tolto i resti dell’odio di cui la felicità inattesa di Dantès aveva gettato i germi nella sua anima – in verità Dantès è un galantuomo e quando lo vedo seduto vicino alla sua fidanzata mi dico che sarebbe stato davvero cattivo fargli il brutto scherzo che tramavate ieri»
«Tu stesso hai visto – disse Danglars – che la cosa non è andata oltre alla fantasia. Il povero Fernand era così sconvolto che sulle prime mi aveva fatto pena; ma dal momento che ha scelto di essere il primo testimone alle nozze del suo rivale, non c’è più niente da dire a riguardo»
Caderousse guardò Fernand. Era livido.
«Il sacrificio è tanto più grande – continuò Danglars – in quanto la ragazza è molto bella. Accidenti, che fortunato furbetto è il mio futuro capitano! Vorrei chiamarmi Dantès, anche solo per dodici ore»
«Partiamo? – disse Mercedes – suonano le due e ci aspettano per le due e un quarto»
«Sì sì, partiamo subito» disse deciso Dantès.
In quello stesso istante Danglars, che non perdeva di vista Fernand, fisso al davanzale della finestra, lo vide spalancare due occhi spaventati, alzarsi come per un sussulto e ricadere al suo posto. Quasi simultaneo risuonò per le scale un rumore sordo: il rumore di passi e il brusio confuso di voci, accompagnati dal cozzare di armi, superò le rumorose esclamazioni dei convitati e attirò l’attenzione generale, che si manifestò all’istante con un inquieto silenzio.
Il rumore si fece vicino: risuonarono tre colpi alla porta. Ognuno guardò il proprio vicino con sguardo sorpreso.
«In nome della legge!» gridò una voce vibrante, alla quale nessuno rispose.
La porta si spalancò e un commissario, cinto della sua sciarpa, entrò nella sala seguito da quattro soldati armati e relativo caporale. L’inquietudine cedette ora al terrore.
«Che succede? – chiese l’armatore facendosi avanti, rivolto al commissario che conosceva –Certamente, signore, ci dev’essere un errore»
«Se c’è un errore, signor Morrel – rispose il commissario – state certo che sarà riparato. Intanto porto con me un mandato d’arresto, e anche se eseguo quest’ordine con dispiacere, sono obbligato ad eseguirlo: chi di voi, signori, è Edmond Dantès?»
Tutti gli sguardi ricaddero sul giovane che, di certo scosso ma fermo nella sua dignità, fece un passo avanti e disse: «Sono io, signore, che cosa volete da me?»
«Edmond Dantès – riprese il commissario – in nome della legge siete in arresto»
«Mi arrestate! – disse Edmond con un leggero pallore – ma perché sono in arresto?»
«Io, signore, non lo so; ma voi lo saprete di certo al vostro primo interrogatorio»
Morrel capì che non c’era niente da fare contro l’evoluzione della situazione, almeno per il momento: un commissario cinto della sua sciarpa non è più un uomo, è l’esecutore della legge. Il vecchio invece si precipitò verso l’ufficiale; ci sono cose che il cuore di un padre o di una madre non capiranno mai. Pregò e supplicò, ma lacrime e preghiere non poterono nulla; la sua disperazione era tuttavia così grande che il commissario ne rimase commosso.
«Signore – disse – state tranquillo. Forse vostro figlio ha trascurato qualche formalità di dogana o di sanità e molto probabilmente quando avrà dato le dovute spiegazioni sarà rimesso in libertà»
«Ma tutto questo che significa?» chiese Caderousse aggrottando le sopracciglia a Danglars che fingeva di essere sorpreso.
«E che ne so io? – disse Danglars – Sono nella tua stessa situazione: vedo quello che accade e non ci capisco niente»
Caderousse cercò con gli occhi Fernand: era scomparso. Tutta la scena del giorno prima gli si materializzò nella mente con terribile chiarezza. Si sarebbe detto che la catastrofe riuscisse nel sollevare il velo che l’ubriachezza del giorno prima aveva calato tra lui e la sua memoria.
«Ehi ehi!– disse con voce rauca – sarebbe questa la conseguenza dello scherzo di cui parlavi ieri, Danglars? In questo caso, guai a chi l’avesse messa in atto, perché sarebbe una vera infamia»
«Niente affatto. – esclamò Danglars – Sai bene che invece ho stracciato il foglio»
«Non l’hai stracciato! – esclamò Caderousse – L’hai spiegazzato e gettato in un angolo, non l’hai stracciato!»
«Taci, che non hai visto nulla. Eri ubriaco»
«Dov’è Fernand?» chiese Caderousse.
«E che ne so! – rispose Danglars – Sarà andato a farsi i fatti suoi. Ma invece di occuparci di questo, cerchiamo di consolare i poveri afflitti»
Infatti, mentre aveva luogo questa conversazione, Edmond aveva stretto sorridente la mano a tutti gli amici e si era costituito prigioniero dicendo: «State tranquilli, l’errore sarà presto chiarito e probabilmente non arriverò neppure alla prigione»
«Oh, certamente, ne risponderei io» disse Danglars che in quel momento si stava avvicinando, come abbiamo detto, al gruppo principale. Dantès scese la scala preceduto dal commissario di polizia e circondato dai soldati. Una carrozza con lo sportello aperto aspettava davanti alla porta; salì e due soldati e il commissario dopo di lui. Lo sportello si richiuse, e la carrozza riprese la via di Marsiglia.
«Addio Dantès! addio Edmond!» gridava Mercedes sporgendosi dalla terrazza.
Il prigioniero intese quest’ultimo grido, uscito come un singhiozzo dal cuore lacerato della fidanzata; si sporse a sua volta dalla portiera e gridò: «Arrivederci, Mercedes!» e scomparve dietro un angolo del forte Saint-Nicolas.
«Aspettatemi qui – disse l’armatore – prendo la prima carrozza che vedo e corro a Marsiglia; vi porterò notizie»
«Andate! – gridarono tutti – andate e tornate presto!»
Dopo questa duplice partenza ci fu un momento di terribile stupore che sconfortò coloro che erano rimasti; Il vecchio e Mercedes rimasero isolati per qualche tempo, ognuno assorto nel proprio dolore. Poi i loro occhi si incontrarono; si riconobbero come due vittime colpite dalla stessa sventura e si gettarono l’uno nelle braccia dell’altra. In quel momento rientrava Fernand, che si versò un bicchiere d’acqua, lo bevve e andò a sedersi su una sedia. Il caso volle che Mercedes, uscita dalle braccia del vecchio, si andasse a sedere proprio lì di fianco. Fernand, con un movimento totalmente incontrollato, spostò indietro la propria sedia. «È stato lui» disse Caderousse Danglars, che non aveva perso di vista il catalano.
«Non credo – rispose Danglars – è stupido come un animale; in ogni caso, il colpo ferisca chi l’ha sferrato»
«Non hai detto niente su chi lo ha consigliato» disse Caderousse.
«In fede mia, – disse Danglars – se dovessimo essere responsabili di tutto quello che si dice così, all’aria…» «Sì, se quello che si dice all’aria ricade sulla testa di un innocente!»

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