martedì 11 novembre 2014

Padre e figlio (II)


Eccoci (dopo lunga pausa) con la seconda parte del secondo capitolo. Buona lettura e fateci sapere se avete consigli e cosa ne pensate!


Infatti, mentre Edmond terminava sottovoce la frase, comparve sulla porta la testa nera e barbuta di Caderousse. Era un uomo di venticinque-ventisei anni. Aveva fra le mani un pezzo di panno che, da buon sarto, preto avrebbe trasformato nei risvolti di un abito.
“Ah, eccoti dunque di ritorno, Edmond!” disse in un marcato accento marsigliese con un largo sorriso che mostrava dei bellissimi denti bianchi come l'avorio.
“Come vedi, vicino Caderousse, e pronto a servirti in qualunque cosa” rispose Dantès, mal dissimulando la freddezza con cui si propose.
“Grazie, grazie. Fortunatamente non ho bisogno di nulla, anzi qualche volta sono gli altri che hanno bisogno di me.”
Dantès ebbe un moto d’impazienza.
“Non mi riferisco a te, giovanotto: ti ho prestato del denaro e tu me lo hai reso, come si fa tra buoni vicini ora siamo pari.”
“Non si è mai pari chi ci ha aiutati - disse Dantès - quando non gli si deve più danaro gli si deve riconoscenza.”
“Perché parlarne ancora? Il passato è passato, parliamo invece del tuo felice ritorno. Ero andato al porto per cercare del panno color marrone, quando ho incontrato l'amico Danglars.
"“Tu! A Marsiglia?” gli dissi.
“Si, io stesso” rispose.
“Ti credevo a Smirne!”
“In effetti sarei potuto ancora esserci, a Smirne; vengo da lì.”
“E Edmondo? Dov'è quel bravo ragazzo?”
“Sarà di sicuro da suo padre” rispose Danglars.”
E allora mi sono precipitato qui per stringere la mano ad un amico.”
“Il nostro buon Caderousse - disse il vecchio - ci vuole davvero bene!”
“Certamente vi amo e vi stimo anche, tanto più che gli uomini onesti sono così rari... Ma sembra tu sia tornato ricco...” continuò il sarto, gettando uno sguardo fulmineo all'oro e all'argento che Dantès aveva messo sul tavolo.
Al giovane marinaio non sfuggì il lampo di cupidigia del suo vicino.
“Eh, mio dio - disse con noncuranza - questo danaro non è mio; avevo paura che in mia assenza fosse mancato qualcosa a mio padre ed egli, per rassicurarmi ha svuotato la sua borsa sul tavolo. Andiamo, padre - continuò Dantès - rimettete i soldi nel cassetto, a meno che il vicino Caderousse non ne abbia a sua volta bisogno; nel caso è sempre a sua disposizione.”
“No, giovanotto - disse Caderousse - non ho bisogno di niente. Grazie a dio lo status mantiene l'uomo... Conserva il danaro, conservalo, perché non è mai troppo! Comunque ti ringrazio per l’offerta, come se ne avessi approfittato.”
“Veniva dal cuore...” disse Dantès. 
“Non ne dubito. Ebbene, va sempre meglio con il signor Morrel, furbetto!”
“Il signor Morrel è sempre molto generoso per me...” rispose Dantès.
“In questo caso tu hai fatto male a rifiutare il suo pranzo.”
“Come, rifiutare il suo pranzo! - esclamò il vecchio - Ti aveva invitato a pranzo?”
“Sì, padre mio” rispose Edmondo sorridendo per la meraviglia di suo padre al sentire l’onore che gli aveva fatto il signor Morrel.
“E perché dunque hai rifiutato, figlio mio?” domandò il vecchio.
“Per ritornare il più presto possibile da voi, padre - rispose il giovane – volevo rivedervi.”
“Però sarà dispiaciuto a quel buon uomo del signor Morrel. - disse Caderousse - quando uno aspira a diventare il capitano, sbaglia a non fare la corte al suo armatore.”
“Gli ho spiegato la causa del mio rifiuto - rispose Dantès - e sono certo che l'ha compresa.”
“Ah, per diventare il capitano bisogna assecondare un po’ di più i padroni.”
“Spero di diventare capitano anche facendone a meno.”
“Tanto meglio, tanto meglio; farà piacere ai tuoi vecchi amici. So che c’è qualcuno laggiù dietro alla Cittadella di San Nicola che ne sarà molto contento.”
“Mercedes?” chiese il vecchio.
“Sì, padre mio - disse Dantès - e con il vostro permesso, ora che vi ho rivisto e so che state bene e anche  che avete tutto ciò di cui avete bisogno, vi chiederei il permesso di fare una visita ai Catalani.”
“Vai, figlio mio, vai - disse il vecchio Dantès - e Dio benedica te con la tua donna, come ha benedetto me con mio figlio!”
“Sua donna? - disse Caderousse - Voi esagerate forse un po’, papà Dantès; non credo lo sia ancora.”
“No - rispose Edmondo - ma non ci vorrà troppo perché lo diventi!”
“Non importa, non importa - disse Caderousse – sei arrivato in tempo.”
“E perché?”
“Perché Mercedes è una bella ragazza, e alle belle ragazze non mancano i pretendenti, soprattutto a lei! La seguivano a dozzine!”
“Davvero?” disse Edmond con un sorriso sotto cui si intravedeva un'ombra di inquietudine.
“Oh sì! - rispose Caderousse - E anche dei bei partiti! Ma lo capisci? Diventa capitano e non potrà rifiutarti.”
“Il che significa - disse Dantès con un sorriso non nascondeva affatto la sua inquietudine - che se io non diventassi capitano...”
“Eh! eh!” esclamò Caderousse.
“Andiamo, andiamo… -disse il giovane – mi fido più di voi delle donne, in generale, e soprattutto di Mercedes: sono convinto che, capitano o no, lei mi resterà ugualmente fedele.”
“Tanto meglio! Tanto meglio! - disse Caderousse. - É sempre una buona cosa che quando si sposano i giovani siano forniti di buona fede, ma non serve, credimi Dantès, non perdere tempo e corri a dirle che sei tornato e a informarla delle tue speranze.”
“Vado!” disse Edmond.
Abbracciò suo padre, salutò con un cenno della testa Caderousse e partì.
Il vicino rimase ancora un attimo poi, salutato il vecchio Dantès, se ne andò a sua volta e raggiunse Danglars, che lo aspettava all'angolo della rue Senac.

Ricordiamo il link al secondo capitolo
http://il-conte-di-montecristo.blogspot.de/2014/08/capitolo-ii-padre-e-figlio.html
A presto! (aspettare e sperare...)