lunedì 21 settembre 2015

Il sostituto procuratore del re (III)

E si chiude così anche il sesto capitolo. Il personaggio di Villefort chiude in bellezza, i toni sono più dolci, gli affetti si fanno sentire. Intanto il sostituto procuratore viene avvisato della denuncia anonima.


«Ebbene, mio caro Villefort – riprese il conte di Salvieux – è esattamente quello che ho detto l’altro giorno alle Tuileries al ministro della casa reale che mi chiedeva spiegazioni sulla singolare unione tra il figlio di un girondino e la figlia di un ufficiale dell’armata di Condé; il ministro ha capito molto bene. Questo sistema di fusione è lo stesso di Louis XVIII. Così il re, che senza che lo sapessimo stava seguendo la conversazione, ci ha interrotto dicendo: “Villefort” – notate bene che il re non ha pronunciato il cognome Noirtier, anzi ha insistito su quello di Villefort – “Villefort – ha dunque detto il re – farà una bella carriera; è un giovane già maturo, che mi soddisfa totalmente. Vedo con favore che il marchese e la marchesa di Saint-Méran lo prendano come genero e avrei suggerito io stesso questa unione se non fossero venuti loro per primi a chiedermi il permesso di concluderla”»
«Il re ha detto questo?» esclamò Villefort estasiato.
«Ho riportato le sue stesse parole e, se il marchese vuol essere sincero, ammetterà che quanto ho appena detto è esattamente quello che il re disse a lui stesso sei mesi fa, quando gli parlò di un progetto di matrimonio tra sua figlia e voi.»
«Sì, è vero.» disse il marchese.
«Dunque dovrò tutto a questo eccellente sovrano! Cosa potrei non farò per servirlo!»
«Finalmente, – disse la marchesa – così vi voglio: si presenti ora un cospiratore e avrà il suo benvenuto!»
«E io, madre mia – disse Renée – prego il signore che non vi ascolti affatto, e che invii al signor di Villefort solo furti, piccoli fallimenti finanziari e frodi spicciole; solo così potrò dormire tranquilla»
«È come – disse Villefort ridendo – augurare a un medico che gli capitino solo delle emicranie, degli arrossamenti e delle punture di vespe, tutte cose che coinvolgono solo l’epidermide. Se volete invece vedermi procuratore del re, auguratemi il contrario: che io abbia malattie terribili la cui cura rende onore al medico.»
In quel momento, come se il caso avesse aspettato che Villefort formulasse il suo augurio per esaudirlo, entrò un cameriere e gli disse qualche parola all’orecchio. Villefort lasciò la tavola scusandosi e tornò dopo qualche istante, con il volto raggiante e le labbra sorridenti. Renée lo guardò con amore; visto così, con i suoi occhi azzurri, la carnagione un po’ bruna e i favoriti neri che incorniciavano il volto, era davvero un giovane bello ed elegante. Tutta l’anima della giovane sembrava pendere dalle sue labbra, in attesa che spiegasse la causa della sua momentanea assenza.
«Ebbene– disse Villefort – voi, signorina, desideravate avere un medico per marito. Per lo meno ho questa somiglianza con i discepoli di Esculapio (si parlava ancora così nel 1815), di non poter mai dire che un’ora sia tutta mia, e vengono a disturbarmi anche quando sono con voi, e per di più al pranzo del mio fidanzamento.»

[Nel testo: «Eh bien, dit Villefort, vous ambitionniez tout à l'heure, mademoiselle, d'avoir pour mari un médecin, j'ai au moins avec les disciples d'Esculape (on parlait encore ainsi en 1815) cette ressemblance, que jamais l'heure présente n'est à moi, et qu'on me vient déranger même à côté de vous, même au repas de mes fiançailles.»]

«E per che cosa siete stato disturbato, signore?» chiese la bella ragazza con una leggera inquietudine. «Ahimè! Per uno che, se è come mi hanno riferito, è in una gravissima situazione; questa volta si tratta di un caso grave, e la malattia rischia la pena capitale.»
«Oh, mio Dio!» esclamò Renée impallidendo.
«Davvero?» chiesero gli altri all’unisono.
«Sembra sia stato scoperto nientemeno che un complotto bonapartista.»
«Impossibile!» disse la marchesa.
«Ecco la denuncia.» E Villefort lesse:

“Il signor procuratore del Re è avvisato, da un amico del trono e della religione, che tale Edmond Dantès, secondo del bastimento Pharaon, giunto questa mattina da Smirne dopo aver toccato Napoli e Portoferraio, è stato incaricato da Murat di consegnare una lettera per l’usurpatore, e dall’usurpatore di consegnarne un’altra al comitato bonapartista di Parigi. Si avrà la prova del suo delitto arrestandolo poiché si troverà tale lettera nelle sue tasche, in casa di suo padre o nella sua cabina a bordo del Pharaon.”

«Ma – disse Renée – questa altro non è che una lettera anonima, ed è indirizzata al procuratore del re, non a voi.»
«Sì, ma il procuratore del re è assente; in sua assenza la lettera è stata consegnata al suo segretario che è autorizzato ad aprire la corrispondenza. Egli deve aver aperto la lettera, mi ha fatto cercare e, non trovandomi, ha dato gli ordini per l’arresto.»
«Il colpevole è quindi già stato arrestato.» disse la marchesa.
«Cioè l’accusato» puntualizzò Renée.
«Sì, signora – disse Villefort – e, come avevo l’onore di dire poco fa alla signorina, se si trova la lettera, il malato è compromesso gravemente.»
«E dov’è l’infelice?» chiese Renée.
«A casa mia, ad aspettarmi.»
«Andate dunque, amico mio – disse il marchese – non mancate al vostro dovere per trattenervi con noi è il servizio del re che vi attende altrove. Andate dunque dove vogliono che siate.»
«Ah, signor di Villefort – disse Renée supplicandolo – siate indulgente; ricordatevi che è il giorno del vostro fidanzamento!»
Villefort fece un giro intorno alla tavola e si avvicinò alla sedia della giovane, si appoggiò alla spalliera e disse: «Per risparmiarvi l’inquietudine farò il possibile, cara Renée. Ma se gli indizi sono incontestabili e l’accusa si dimostrerà vera, bisognerà pur tagliare quest’erba bonapartista.»
Renée ebbe un brivido alla parola tagliare, perché l’erba che si trattava di tagliare era la testa di un uomo.
«Via, via! – disse la marchesa – non state ad ascoltare questa ragazzina, Villefort; si abituerà.»
E la marchesa tese a Villefort una mano secca che lui baciò, sempre guardando Renée e dicendole con gli occhi: “È la vostra mano che sto baciando, o almeno quella che vorrei che fosse.”
«Tristi auspici!» mormorò Renée.
«In verità, signorina – disse la marchesa, – siete puerile in modo esasperante: vi chiedo cosa abbia a che fare il destino dello Stato con le vostre fantasie sentimentali e la vostra volubilità d’animo…»
«Oh! madre mia!» mormorò Renée.
«Chiedo scusa per la maldestra realista, signora marchesa – disse Villefort – vi prometto di fare il mio mestiere di sostituto procuratore del re coscienziosamente, ovvero sarò terribilmente severo.»
Ma, negli stessi istanti in cui il magistrato rivolgeva queste parole alla marchesa, il fidanzato gettava di nascosto uno sguardo all’amata, uno sguardo che diceva: “State tranquilla, Renée: per il vostro amore, sarò indulgente.”
Renée rispose a quello sguardo con il più dolce dei sorrisi, e Villefort se ne andò con il paradiso nel cuore.

Come al solito dateci i vostri consigli!
A presto ragazzi!